“Un cane, con un guinzaglio”
“Una signora con un cappello in
testa!”
“Una pecora”
“Non la vedo la pecora…”
“Ma sìììì! Là le zampe e il muso più scuro… C’ha pure l’occhio!”
“Vero! C’è la pecora! Allora….”
Francesco roteò la testa piano, verso la Corna dei Trenta Passi e puntò un dito.
“Occhiali!”
“Stella”
“Stella”
“Gatto”
“Coniglio”
“Marisa”
“Cosa c’entra Marisa? Non è
valido. Non sembra per niente Marisa. E tu, quando non sai cosa dire, ripeti
sempre Marisa… In cosa assomiglia a Marisa?”
Sdraiati sul pontile tra scogli
aguzzi. Naso all’insù. Occhi spalancati. Io e Francesco cercavamo forme note
nelle nuvole.
Marisa c’era sempre.
E Francesco si arrabbiava. Allora il gioco si interrompeva e restavamo zitti a mugugnare, a guardare le barche entrare nel porto, ad ascoltare il vento, a sognar girandole.
Marisa c’era sempre.
E Francesco si arrabbiava. Allora il gioco si interrompeva e restavamo zitti a mugugnare, a guardare le barche entrare nel porto, ad ascoltare il vento, a sognar girandole.
Racconto scritto nel 2010, ad accompagnare la mostra fotografica di mio marito "I lake Pisogne", altre fotografie su:
https://plus.google.com/photos/113258995033312588615/albums/5482977161003555329?banner=pwa
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