venerdì 10 ottobre 2014

I mostri dello shampoo!!!

Ecco che mi tocca supplicare la mia mamma di non buttare nemmeno i boccettini dello shampoo... Ma ne vale la pena, vero? Questi mostriciattoli non li abbiamo inventati noi: avevo trovato una fotografia sul web, mesi fa... e mi hanno stregata!!!

Premetto solo che la sagomatura va fatta con il taglierino, dunque, i bimbi non possono... Questa cosa non ha stancato le mie figlie che hanno scelto la forma e l'hanno schizzata con la matita direttamente sul barattolo, però lo sottolineo, perchè le forbici non funzionano!!!

OCCORRENTE:
barattolini di shampoo colorati (vuoti!!!)
carta adesiva plasticata bianca e nera
un contenitore dello yogurt
taglierino
Colla (cianacrilato se avete fretta o vinilica)

PROCEDIMENTO:
Spiegazioni inutili, lo so, quindi non vi tedio. Preciso solamente che i denti del barattolo arancione sono stati ritagliati da un vasetto di yogurt.















Taaaa-daaaaaa!!!




giovedì 9 ottobre 2014

Trittico in tinte pastello

Questa estate è stata un continuo laboratorio. Ma devo postarvi tutto... Abbiate pazienza!!!
Questo lavoretto meravigliosissimo è semplice e di grande effetto... Ci vuole però un pochino di tempo.


MATERIALI:
tre pannelli di scarto (cercateli in una falegnameria, va bene ogni cosa: abete, truciolare, nobilitato...)
rotoli   di carta igienica
rametti
un foglio di cartoncino da riciclo (confezione pasta, riso...)
colla vinilica
colori a tempere
forbici e pennelli
PROCEDIMENTO:
Cominciamo a dipingere i pannelli. Noi abbiamo scelto una tinta pastello e il bianco, senza tirare troppo il colore, stendendo sfumature evidenti.






















Attendendo l'asciugatura del colore, abbiamo tagliato i rotoli della carta igienica a fettine di circa un cm, un cm e mezzo, così:_




 Poi li abbiamo piegati, a creare la forma di una foglia. Abbiamo steso un velo di colla  su un lato e li abbiamo incollati su un cartoncino da riciclo, vedete meglio nelle fotografie!

premete un pochetto!!!

 Mentre i pannelli continuano ad asciugare, abbiamo raccolto dei rami e li abbiamo "spiumati". Una volta spogli abbiamo scelti quelli che ci sono parsi più contorti.
 A questo punto le nostre foglie erano quasi asciutte, dunque abbiamo deciso di colorarle, sempre tinte pastello. Le abbiamo lasciate asciugare al sole per qualche ora. Abbiamo dato più mani di colore, per avere un risultato acceso!
Ricordatevi di colorare anche l'area interna, delimitata dalla foglia!


 E ci siamo dedicate al ritaglio!!!


 Una volta asciutti anche i pannelli li abbiamo messi vicini vicini ed abbiamo appoggiato sopra i rametti prescelti. Li abbiamo tagliati della giusta lunghezza, poi abbiamo fatto la prova di posizionamento delle foglie.
Una volta soddisfatte, abbiamo incollato le foglie con la colla vinilica ed i rametti con la colla a caldo (attentiii!!!!).

 E... TA-DAAAAAA!!!!



lunedì 22 settembre 2014

Un sorriso, anzi due. Per Isabel. I miei giorni di freddo a 42 anni.

Ché ci sono libri che non sanno attendere.
Niente da fare... Urlano il tuo nome da tiratori scelti.
Tabucchi: il primo postumo.
Che poi c'è nuovamente, Tadeus - il mio Tadeus, per la miseria...
E c'è Isabel. E c'è un mandala.
Ed un amore ch'è giorni di vita e morte.
E io ho corso lontano, per mesi, per scamparlo, con gli indici infilati negli orecchi, a guisa di turaccioli. Terrorizzata.


Tabucchi, ancora.

L'ultimo, probabilmente.
Null'altro, dopo. Il solo guardare la copertina mi sfrangia in un dolore aguzzo.

E che non fossi pronta, era una certezza. Perché, a volte, il tempo le cura, le ferite. Altre no. Altre passano anni e il dolore è sempre lì a cielo aperto. Se poi è dolore. O amore.O cos'altro.
Sono passati due mesi dall'ultima pagina. Chiuso. Riconsegnato in biblioteca in tutta fretta.

Che non ci voglio nemmeno pensare, a questo libro.
Che a volte la letteratura sembra uno scherzo sadico.
Che poi arriva comunque il momento in cui lo devi disegnare, il tuo, di mandala. E tracci cerchi uno dentro l'altro ma non ti trovi.
Perché hai giorni di preoccupazioni, alle spalle e di nuovi, sotto i prossimi passi. Di attese col fiato corto.

E ti basta uno spiraglio di luce. Anzi, due.
Una luce che è un sorriso tra nuvole tese. Di barbiglio che abbaglia, tra nembi tetri.
Forse è proprio Tadeus, a sorridere, Sirio, dal Cane Maggiore: faro delle notti invernali, stella polare, bussola per una vita: la tua...
E ti lasci scaldare il cuore, quello sì..
E nulla varia, attendendo esiti, pensieri stipati tra le tempie, fronte corrugata, ma... cuore al caldo.

Poi, per un niente fugace,  ti senti pronto. Impugni lo stecco e tracci nella sabbia l'ieri e l'oggi e il domani che è comunque un oggi e un ieri, per certi versi, che qualcosa di immoto, nella tua vita, c'è.
Sempre.

E ti accorgi che è sempre un cerchio.
E il centro è sempre quello.
E la distanza da esso. Immutabile. Ieri, come oggi. E così sarà domani. Anche a percorrerla cent'anni ancora, la medesima circonferenza, la medesima vita.

E aspetti che sia il vento a cancellare, il tempo e il vento, come se non così?
Che la sabbia muta, nell'attesa del cerchio che disegnerai domani, medesimo. Perfetto.
E imprimi fotografie nella memoria, fotografie senza il tuo volto, cerchi sopra cerchi nella sabbia.
Che altro non hai. Che sono il tuo ieri. E il domani.

E segui il rincorrersi dei riflessi, ubriaco, smanioso di confondere realtà, finzione, gioco, magia, sogno.
Negli occhi, nella carne... alla ricerca di Isabel. Alla ricerca di Tadeus-Sirio, con la sua luce... azzurra.

E chissà, se ci sarà anche per te, un cenno, alla fine: uno svolazzare di sciarpa bianca, prima del saluto, così, al centro dei cerchi, nell'ora e l'allora...

Tanto per capire ciò che è rimasto in sospeso.

Semplicemente per capire:
"Perché?"

N.B.
Credo nessuno ci caverà un ragno dal buco. Molti mi riterranno visionaria.
Il fatto è che ho amato questo libro, con cuore e testa, come deve essere, come mi è successo con pochissimi altri (direi due...). Ci ho sofferto e pianto.
Ne vengono concetti sconnessi, per necessità.
Non temete, non troppo...

E poi oggi è il mio compleanno: giorno di somme da tirare, in qualche modo, auspicando, sempre,
risultati diversi...

venerdì 4 luglio 2014

Idee per questa estate...

Ci venite, con noi, a fare un cammino someggiato tra
 spuntini, letture e lavoretti???


martedì 1 luglio 2014

La ghirlanda estiva, benvenuti a casa!

Che passione ho per le ghirlande sulla porta d'ingresso!!! Ho quella di Natale, fatta con la tecnica del patchwork, circa vent'anni fa, da due amici carissimi, che vedo poco... Quella per Pasqua, quella autunnale, realizzata con la mia Giuli (ve la siete persa? La trovate qui...).
Insomma, mi piace vedere sulla porta di casa un qualcosa che la caratterizzi, che la renda solo mia, ma non esclusivamente a Natale...
Dunque ecco cosa ce ne siamo fatte della valanga di roselline della scorsa settimana!!!!

Kathia non ci ha aiutate ad assemblare: ha scoperto lo scatolone delle barbie, moooolto più intrigante dei lavoretti!!!

OCCORRENTE

  • una trentina di roselline, se vi siete persi come realizzarle, cliccate qui.
  • colla a caldo
  • una ghirlanda pronta (oppure un mazzetto di ramoscelli di salice o albero tenero) 
  • similpelle verse
  • forbici


MODALITA'

Noi avevamo le roselline già pronte, sulla similpelle però abbiamo ritagliato il fogliame dalla similpelle verde.
Poi abbiamo sfoderato una vecchia ghirlanda vuota. Nel nostro post della ghirlanda autunnale che ho già citato, trovate il metodo passo passo per realizzarla a partire dai ramoscelli. Spiate qui.
Incollare dapprima tutte le foglie (fedelissima colla a caldo!!!)...
E poi, via con le rose!!!!






















E infine...Fissare sulla porta!!!
Benvenuti a casa...

venerdì 27 giugno 2014

Del perché ho una bimba bielorussa in casa.

Perché a volte le torcerei il collo. Ma anche alle mie figlie lo torcerei, a volte. Che si fa per dire, è chiaro, ma mi ritrovo ad urlare,  che nemmeno il pescivendolo delle località turistiche in riva al mare...
Poi, quando ancora ho il fumo negli occhi, lei arriva con un sorriso come il sole nei disegni degli infanti e mi schiocca un bacio sulla guancia, mi cinge la vita e scappa via di nuovo.
Allora il collo glielo torcerei due volte, ma nello stesso senso - orario, probabilmente.

Perché a volte mi manda in crisi una frase piccolina: "Ma perché lo fai? Per volontariato?"
Volontariato o opera buona, si risponde chi mi domanda.
Io non lo so perché c'ho una bielorussa in casa, questo mese, ma non credo sia per fare opere di bene. Che se vuoi fare un'opera di bene, mica le torceresti il collo...
E non credo sia neanche una questione di Cesio e radioattività varie. E nemmeno eventuali.

Lo scorso anno, in attesa trepidante, si osservava scendere dal pullman (quello che arrivava dritto dritto dall'aeroporto) il gruppo di bimbi biondi, pallidi ed emaciati; Sergio indicò col dito una ragazzetta con la faccia da monella, una borsa variopinta ed un maglioncino a strisce colorate.  "La nostra è quella!", disse. E così fu.

Kathia ha spalle larghe e collo corto. Occhi castani, capelli castani, una carnagione quasi castana (rispetto ai compatrioti) che invidio. Spicca in quel gruppo di bimbi diafani come se fosse di colore. E non so nulla di lei.
E' arrivata con una scheda tecnica, ma quelle dei materiali tecnici (a cui sono avvezza) sono più dettagliate.
Diceva, la scheda, che mangia tutto e non fa pipì a letto.
Che è da un niente in adozione presso una famiglia.
Poco altro. Troppo poco.

La mia bielorussa arriva con una valigia vuota, le scarpe che indossa e due scatole di cioccolatini, tre bottiglie di vodka. E un sorriso, che solo quello c'ha, ma sembra nuovo, ogni volta.

"Mama, béééééla" Mi fa i complimenti che pare una pecora e io mi asciugo l'angolo dell'occhio destro: è sempre il più sensibile...
La prima parola italiana che ha detto è stata "ggèèlatoooo!!!". Con la sua voce stridula, perché Kathia non parla. No, lei urla, sbraita, schiamazza, e lo fa in russo. O emette versacci incomprensibili, simili a grugniti. Ed io con la mia fissa: quest'anno l'italiano lo deve imparare, mica come l'altra volta che dopo gelato ha detto cavallo ma eravamo alla quarta settimana qui. E noi tutti a fare applausi come ebeti, come se fosse una povera bimba in difficoltà.. E lei, lazzarona malandrina sorridente, a fare la diva: aveva detto cavallo!!!

Poi mi devo convincere, allora mi ripeto che per lei è un'opportunità:
che forse se impara l'italiano...
E a tagliare per bene la carne,
e a stare seduta composta,
e a non urlare
e a non alzare le mani ogni volta
e a non rimanere a letto fino alle dieci
e, e, e...

E le faccio ripetere due volte al giorno le nostre poche parole italiane, cribbio, deve imparare a dirmi che ha sete o che se la sta facendo addosso!!!
Con lei in piedi sulla sedia o sul tavolo "Basta mama, bassssstaaa!!!!"

 Poi mi guarda implorante:
"Mama, bassin?"
Significa piscina. Che ci sono 20 gradi oggi, nuvole e vento.
E l'acqua della piscina sarà a meno tre.

E lei si tuffa e salta e mi guarda come a dire "Ma ce l'hai una vaga idea del freddo che fa da me? E lasciami godere i venti gradi del vostro clima, insomma!!!" Allora io resto lì, in piedi, al bordo della piscina e aspetto.
Che non abbia una congestione.
Finché lei si annoia. Allora le porgo l'accappatoio e mi rilasso. E lei comincia a correre e saltare e sbattere e arrampicarsi e lanciare e urlare e rompere e scaraventare e strappare e ridere. E ridere, sguaiata. E fare pernacchie con la lingua a penzoloni.

Ho capito cos'è la gioia di un bambino, con Kathia. O cosa dovrebbe essere.

Quando tolgo il melone dal frigorifero... Lei esulta si alza in piedi e salta. E poi ne mangia metà, lei sola.
Due giorni fa mi ha chiesto se poteva avere della frutta. A gesti, lo ha chiesto, che credevate? Le dico di sì. Aggiungo un "ma poco poco!" che è mezzogiorno e tra un po' si pranza.
Ha mangiato nell'ordine:

  • una pesca
  • quattro albicocche e
  • cinque prugne.

Ma lo ha fatto senza farmi notare che le pesche sono pelose, l'albicocca ha un nerino qui, le prugne son troppo mature...
E io, infame, l'ho pure sgridata... Sai, mamma italiana dice che bambina russa deve mangiare pasta!!!
Lei ingoia tutto, felice. Tutto è buono: "Grazie mama, bbbono!!" Anche le carote lesse. Che mi son venute molli così stasera... Solo l'insalata è bleach e gira gli occhi indietro con una lingua lunga venti cm. Circa.
Poi mi chiede anche il "desert", che non so come ce lo infila in quel pancino, ma lo ingoia, si alza, ringrazia, ripone piatto e stoviglie e mi bacia. Sulla guancia. Schiocco. 

Poi corre nel prato urla, urlo anch'io: "Abbassa la vooooceeee!"
Allora lei urla sempre, ma per 10 secondi, più piano e torna da me con tre fiori e me li porge, sorriso, sempre quello.

Poi, fanculo il mondo, ci provo anch'io: corro, nel prato, con lei.
Scalza.
E urlo e lancio e sbraito e scaravento e non mi arrampico che non sono capace e a 42 anni potrei rompermi qualcosa, ma, mi accorgo...

CHE SONO FELICE.

Stanca stremata stravolta. Ma, porca paletta (come dice Giulia) felice. E mi sdraio sull'erba, con lei che mi guarda sconvolta. Poi ride. E di nuovo corre e salta e lancia e urla...

E mi rendo conto lì che questa bimba ne sta dando a me, una valanga, di opportunità...
E, a proposito, che bello è il cielo, da sbracati in mezzo al prato? 

Non so perché è qui Kathia. Smettetela di domandarmelo, perché non lo so.
Ma se avete tempo, passate a trovarci e a conoscerla. Magari la risposta, me la date voi...



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